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Rassegna stampa

Il primo produttore di Cloro è la natura, il secondo l'uomo. In natura, mari, fiumi, piante e animali lo contengono in grande quantità. Nell'uomo è nel sangue, nella pelle e nei denti. Il Cloro è presente in più di 2400 composti che costituiscono rispettivamente lo 0,045% della crosta terrestre e il 2,9% di mari e oceani della Terra. Il Cloro è un gas giallo-verde che in natura si trova però in combinazione con altri elementi, cioè in forma di derivato, come il sale. L'uomo, che produce molto meno Cloro di quanto non esista in natura, lo utilizza nel 55% di tutti i processi chimici, nella produzione del 50% di materie plastiche e fibre sintetiche e dell'85% dei farmaci, e nel 96% dei prodotti chimici che in agricoltura servono per proteggere le colture. Il Cloro rende l'acqua sicura (in Europa Occidentale ne potabilizza il 98%). Per produrre l'elemento Cloro, si utilizza un processo elettrolitico (passaggio di corrente) di una soluzione di sale in acqua, con la produzione congiunta di soda caustica (utilizzata per molti tipi di produzioni, dall'alluminio ai detersivi) e di idrogeno. Il Cloro ha un'importanza estrema nella vita dell'uomo: richiede però una gestione attenta e rispettosa per esprimere tutte le potenzialità in modo sicuro e affidabile.
( da una vecchia pagina del sito della caffaro: www.caffarochem.com)
A quanto fa intuire lo scritto precedente, tratto dal sito ufficiale della Caffaro nella rubrica dedicata ai bambini, questa azienda ha pensato bene di convincere della sicurezza della sua produzione utilizzando il discorso del cloro come elemento di base naturale, per giustificarne la sua trasformazione ed il suo abuso nel campo della farmaceutica, dell'agricoltura e dell'alimentazione.
Invece, come già dimostrato negli anni passati, la cattiva messa in sicurezza della fabbrica stessa è stata una costante mai risolta. Non è di molto tempo addietro la testimonianza di un guasto agli impianti. Questa testimonianza ci è pervenuta da parte di un occupante delle case di via industriale, adiacenti alla Caffaro, che un fine settimana del settembre 1999 ha assistito di persona a delle emissioni particolarmente visibili oltrechè dannose che riteniamo conseguenti a un guasto. Affacciatosi alla finestra di casa sua, dopo aver avvertito un forte odore di plastica bruciata, dice di aver visto che dal vicino stabilimento della Caffaro si era sprigionata una consistente e densa nube dai riflessi giallo-verdi (colore tipico del cloro) e narra di come questa nube si sia propagata abbastanza rapidamente per buona parte della periferia circostante. Impossibilitati dai costi proibitivi delle analisi dell'aria o solamente dei campioni di terreno gli altri occupanti hanno rinunciato a recarsi all'A.S.L. Anche se non siamo certi che nei giorni seguenti qualcuno abbia pubblicato qualcosa a riguardo, sappiamo bene che di queste notizie, soprattutto se di entità circoscritta, non se ne parla affatto pubblicamente. Di fronte ad eventi di più ampio riscontro si ottiene per qualche giorno l'attenzione sui quotidiani e poi di nuovo tutto tace, fino al disastro letale che, una volta evidenziato, non lascia più soluzioni, ma solo desolante accettazione dei fatti ormai irreversibili. Per conto nostro se qualcosa non appare sugli organi di informazione istituzionale questo non vuol certo significare che non sia mai accaduto.