Brescia cantiere globale delle nocività

P.C.B. e Caffaro

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NOTA DEGLI AUTORI DELL'OPUSCOLO

La speranza fiduciosa di poter ottenere risarcimenti attraverso una causa legale nei confronti della Caffaro, possa quasi sicuramente si tramuterà in una delle tante grandi illusioni, che si realizzano ogni volta che si affrontano grosse aziende legate a società gestite da finanzieri di spicco e strateghi dell'economia mondiale. Nel caso della richiesta di risarcimento da parte di dodici cittadini, è chiaro come potrebbe rivelarsi più facile per grandi finanzieri pagare e soddisfare parzialmente i malcapitati mettendo a tacere l'opinione pubblica su un problema che solo ora è evidente agli occhi di tutti i cittadini.

La società SNIA s.p.a, proprietaria attuale della maggior parte delle azioni di Caffaro s.p.a., potrebbe forse pagare le bonifiche non ancora iniziate dal Comune; ma, non considerandosi direttamente responsabile dell'inquinamento avvenuto negli anni passati, quando l'azienda Caffaro era sotto la direzione del gruppo Fiat, non avrebbe problemi se quest'ultima dichiarasse la bancarotta dato che si trova già attualmente in perdita. Dal canto suo, il Comune non vuole affrontare la bonifica totale dei terreni contaminati perché dichiara impossibile affrontare le spese che dovrebbero poi venire risarcite dalla Caffaro stessa, la quale dice che non pagherà finchè non verranno identificati tutti i veri responsabili dell'inquinamento cittadino (vedi tutte le altre industrie inquinanti della città)(!). Dichiarazioni che si accumulano col tempo e il Pcb, come quelle del sindaco Corsini e la sua giunta, molto bravi a minimizzare la portata reale dei danni ambientali e sulla salute. Noi vi domandiamo se questo non sembra un gioco di accordi sotterranei tra entità che barano maldestramente tra di loro, solo per potersi accordare in futuro, a discapito di chi ha già pagato enormemente con la propria vita presente gli anni passati. La realtà dei fatti, unita agli ultimi avvenimenti in vista della seconda udienza del processo, ci fa pensare che i responsabili potrebbero dichiarare il fallimento…quindi il cerchio si chiuderebbe di nuovo senza lasciarci possibilità d'uscita. Evidentemente dalla giustizia dei tribunali, dettata da esigenze politiche ed economiche, non possiamo ottenere nessun tipo di risarcimento soddisfacente, soprattutto in quanto i termini della questione vengono posti in riferimento alla perdita economica di una proprietà: in questo modo gli esseri viventi non possono venir considerati altro che oggetti valutabili in base al profitto che deriva dal loro sfruttamento. Chi possiede solo se stesso ed è costretto a vendere la propria forza muscolare per il lavoro dipendente, non può evidentemente avanzare nessuna richiesta di risarcimento. Esiste una giustizia che non è quantificabile in denaro; questa idea di giustizia è legata alla consapevolezza: consapevolezza della propria miseria e delle ingiustizie a cui si è stati costretti e che si continuano a subire, ma, soprattutto, consapevolezza delle responsabilità in carne ed ossa per quello che è successo in passato fino ad oggi.

Il Comune di Brescia sta appoggiando un sistema di scatole cinesi rifiutando di opporsi chiaramente a questa situazione e proponendo, oltre ad un inceneritore di sua proprietà , anche la costruzione di una nuova centrale termoelettrica in una città gia profondamente devastata da pcb, diossine e derivati. Dunque, per conseguenza diretta, il Comune di Brescia è il secondo mostro di nocività della città, che, attraverso l'A.S.M. (ditta erogratice di servizi pubblici), cerca di soddisfare i suoi introiti economici a spese di tutti. Non ci interessa soffermarci sull'appartenenza politica di chi gestisce gli affari della Loggia (sede del Comune) perché nessun partito chiamato ad amministrarla può permettersi di considerare la questione dell'ambiente se non in una direzione che rimane segnata dai profitti di pochi a danno della salute di tutti. Vivere le nocività vuol dire vivere tutto questo. Vivere morendo ogni giorno in maniera innaturale e in silenzio, mentre i responsabili vorrebbero continuare tranquillamente ad arricchirsi per potersi godere la vita sulla nostra pelle.

1 Il comune di Brescia è proprietario per il 70% della ditta di servizi municipalizzati A.S.M. e del progetto del primo termoutilizzatore della zona di via Lamarmora attivo dal 2000.Il termoutilizzatore brucia ogni giorno tonnellate di rifiuti e dal 2001 è in atto uno studio da parte di alcuni medici del lavoro sull'emissione nell'aria di pm10 ottenuto dalla combustione di rifiuti normali e speciali, che fuoriescono dalla torre, che è situata in pieno centro cittadino, a pochi metri dalle abitazioni. E' sempre l'A.S.M. che ha in progetto di costruire una centrale da 400Mw a turbogas in parte all'inceneritore, con il pretesto della necessità di ottenere più energia elettrica per i bisogni dei cittadini. Quest'investimento porterebbe più soldi nelle tasche degli amministratori di ASM ed al comune, quindi verrà fatta una delibera senza interpellare la cittadinanza, avvertendola della necessità di un progetto cosi utile all'economia bresciana e irrinunciabile per chi amministra. Uno dei finanziatori della SNIA s.p.a., Emilio Gnutti , faceva parte del consiglio amministrativo di A.S.M. prima di dimettersi a seguito della denuncia per associazione a delinquere,per il caso della scalata della B.N.L. tramite Unipol sempre di sua competenza.