Brescia cantiere globale delle nocività

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Quando l’ A.S.M. (azionista di maggioranza il Comune di Brescia; sindaco Paolo Corsini) manda a dire che desidera costruire una nuova centrale termoelettrica, ci sta chiedendo molto.
Il modo con cui maschera questa richiesta è farla sembrare un’offerta per donarci una vita più comoda.
Non solo abbiamo imparato che queste richieste non avvengono mai direttamente interpellando i diretti interessati, ma è ormai fin troppo visibile come a Brescia esse si insedino sulla nostra terra come se questa fosse considerata solo spazio vuoto, sperimentabile come una ricchezza solo se essa è fonte di guadagno.
Così abbiamo tutti sott’occhio queste”grandi opere”: Brescia cantiere globale a partire dai cantieri locali che scavano per lanuova metropolitana. Brescia polo energetico che produce calore e riscaldamento per tutti, proprio tutti, tanto da permettersi di vendere l’energia che produce in surplus. Brescia all’avanguardia con uno degli inceneritori più innovativi d’Europa, tanto innovativo da chiamarlo termovalorizzatore.
Ci permettiamo di essere così all’avanguardia da poter attendere con calma le conseguenze di tutto ciò che c’è stato offerto con tanta gentilezza.

Abbiamo imparato che la terra non è solo spazio vuoto da poter edificare, militarizzare foss’anche solo con milizie industriali, contaminare a piacimento. L’acqua scintillante che scende nei ruscelli e nei fiumi è anch’essa figlia della terra. Così un dramma come quello della Caffaro, dramma che si estende in una vastissima zona della città, che ci fa trovare p.c.b. nel terreno e nella falda acquifera, può restare nel silenzio dell’illusione di future bonifiche.
I progetti a quanto pare sono altri.
Per noi ogni immagine riflessa nell’acqua parla di avvenimenti e ricordi di vita. Ora ci sembra che l’unica cosa che permane del riflesso non siano altro che queste sostanze tossiche.
La vista di questa città inizia quindi a farci male. Forse perché non capiamo, forse potete pensare che siamo noi ad essere dei selvaggi. Ma la tranquillità è diventata ormai solo un assordante fracasso di chi stupra il territorio e vorrebbe continuare a farlo con il nostro tacito assenso.
Noi preferiamo il sommesso suono del vento e gli odori che trasmette.
L’aria è preziosa perché tutte le cose condividono lo stesso respiro, la bestia, l’albero, l’uomo, tutti condividono lo stesso respiro.
Non si può non notare l’aria che si respira. Così come non si può aspettare che la pioggia purifichi ciò che le polveri fini hanno reso irrespirabile. Solo chi fosse in agonia da molti giorni potrebbe essere insensibile a questa puzza. E non sarà viaggiare in metropolitana, sottoterra, a salvarci. La terra sotto i nostri piedi è cosparsa dalla cenere di chi l’ha percorsa prima di noi, ora noi siamo solo in grado di rivestirla di asfalto, riempirla di cemento e contaminarla giocando a fare i “piccoli chimici” in nome del profitto.
Eppure la terra è nostra madre nella misura in cui qualunque cosa le succede, succede anche a noi. Non sarà mai una nostra proprietà finché appropriarsi della terra vorrà dire possederla per mezzo di una privazione.

Un’inquietudine però ci percorre la schiena di fronte a queste nuove offerte di una vita comoda e ci spinge a domandarci: ci verrà riservata un’area dove viverla?
Quando ogni angolo sarà deturpato dagli scavi, dalle nostre valli fino all’ultimo boschetto dei nostri monti, non ci resterà più nulla a far vivere il nostro sguardo, ma solo un paesaggio da cui distogliere la vista. Contaminando il nostro letto una notte soffocheremo tra i nostri rifiuti. E allora si, sarà la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

Dicembre 2005

Anonimi Selvaggi Metropolitani